Capogrossi Giuseppe (Roma 1900 - 1972) è uno dei più grandi esponenti dell’astrattismo italiano. Partendo da un’origine figurativa, approda ad un rigoroso stile astratto incentrato sull’importanza del segno che sperimentato in diverse variazioni costruisce lo spazio della tela. Il segno moltiplicato, ingigantito, incatenato ritmicamente è fine a se stesso. In ricordo di un indefinito fregio antico, il segno prende vita con l’inserimento di colori vivaci che giocano creando spazi di forte energia magnetica. Il segreto e l’impossibilità di decifrare i segni, rendono l’artista estremamente contemporaneo perché esaspera e sconvolge lo spettatore. Nel 1951 è tra i fondatori insieme a Burri del gruppo Origine, nello stesso anno è l’unico italiano ad esporre alla mostra Véhément Confrontées a Parigi. Tra le innumerevoli mostre in cui è presente, menzioniamo la personale alla III Quadriennale di Roma, la collaborazione con la Cometa Art Gallery di New York, la rassegna all’Akademie der Kunste di Berlino. Ricordiamo con le parole dell’artista il suo originale modo d’essere e di concepire l’arte: “Mi è difficile parlare dei miei quadri. Molti mi chiedono il significato. A me sembra che non occorre. Se danno un’emozione, qualunque essa sia, già è un bene. E a molti la danno.” Nel 1962 fu insignito alla Biennale di Venezia con il premio per la pittura.
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